Tropicana – 23 febbraio – Bagnone

Teatro_Quartieri_Bagnone

Tropicana fu hit dell’estate 1983, insieme alla celebre “Vamos a la playa”, che fecero nascere la parola “tormentone”.
 Ma chi davvero saprebbe dire di cosa parla? Tutti l’hanno ballata, nessuno l’ha mai veramente ascoltata. In questo fallimento comunicativo consiste la magia di quest’opera.

A che serve indagare questo brano? In quest’era utilitaristica se qualcosa non serve a niente è inutile, non ha senso. Che senso ha dunque il nostro lavoro di ricerca, il nostro lavoro teatrale e culturale? Se lo chiedono i protagonisti  che interpretano lo stato dell’arte e il rischio di scomparire, come gli autori del successo del 1983 poi svaniti, come gli anni 80 che non ci hanno lasciato niente, come cantava un’altra famosa canzone.

Insomma, il brano vacanziero è in realtà un grido di denuncia di una società anestetizzata davanti agli spot, inconscia della fine che bussa alla porta, come un vulcano o un’espolosione atomica.

Il calypso orecchiabile e ritmato è il sottofondo di un testo terribile: la descrizione dell’apocalisse, cui i presenti assistono senza rendersene conto, perché si sentono “come dentro un film”, mentre  in televisione passa la pubblicità di una bibita: la Tropicana, appunto.

Tropicana si lega a un immaginario distorto, sia sul piano pubblico (gli anni ottanta, la decadenza, la paura dell’atomica) che su quello privato, dove Tropicana rappresenta l’edonismo, la festa obbligatoria, la spensieratezza disimpegnata, il divertimento da villaggio, cioè il nulla.

Tropicana

Teatro Quartieri – Piazza Europa, 19 – 54021 – Bagnone (MS)

ore 21:00

 0187 42781

Tropicana a Cascina (Pisa)

Tropicana è il succo di frutta numero uno al mondo, leader di mercato negli Stati Uniti, in Francia e in Gran Bretagna. È il 1947 quando Antonio Rossi, un emigrante siciliano, crea in Florida un impianto di pastorizzazione e imbottigliamento di spremuta d’arancia. Negli anni sessanta Tropicana è la prima società a vendere le spremute della Florida oltreoceano.

Tropicana è un brano del Gruppo Italiano. Dopo aver dominato le classifiche dell’estate 1983, anno di uscita, è diventato un brano simbolo dell’estate tout-court, passando alla storia come inno alla leggerezza estiva, ballo di gruppo per eccellenza e immancabile colonna sonora di ogni villaggio turistico. Ma di che cosa parla veramente questa canzone?

Sul palco l’identità della compagnia si sovrappone a quella del Gruppo Italiano, in un cortocircuito tra identità reali e immaginarie, in cui ogni attore sembra fare outing delle proprie debolezze, vigliaccherie e speranze. Lo spettacolo, tra ironia e nonsense, cela il malessere di una generazione senza ideali, una generazione che “esplode” tra balli superficiali, bevendo una bibita dolce.

In un’epoca in cui anche l’arte diventa merce, la soluzione può essere la prostituzione dell’artista? Come si può andare avanti in un percorso artistico reinventandosi ma mantenendo una propria identità? L’analisi del testo di una canzone, tesa allo svelamento del significato recondito del brano, diventa il pretesto per una lenta immersione negli abissi, alla ricerca del nero che è sempre nascosto dentro un involucro colorato; e del punto di contatto tra quel nero e questo attuale che ci sommerge.

Tropicana – 18 gennaio 19 – Cascina (Pisa)

Tropicana fu hit dell’estate 1983 (insieme all’altrettanto celebre “Vamos a la playa”): nacque quell’anno la parola “tormentone”.

Ma chi davvero saprebbe dire di cosa parla?

Perché nessuno ci ha mai fatto caso?

Tutti l’hanno ballata, nessuno l’ha mai veramente ascoltata. In questo fallimento comunicativo consiste la magia di quest’opera.

In un’epoca in cui anche l’arte diventa merce, la soluzione può essere la prostituzione dell’artista? Come si può andare avanti in un percorso artistico reinventandosi ma mantenendo una propria identità? L’analisi del testo di una canzone, tesa allo svelamento del significato recondito del brano, diventa il pretesto per una lenta immersione negli abissi, alla ricerca del nero che è sempre nascosto dentro un involucro colorato; e del punto di contatto tra quel nero e questo attuale che ci sommerge.

Lo spettacolo, tra ironia e nonsense, cela il malessere di una generazione senza ideali, una generazione che “esplode” tra balli superficiali, bevendo una bibita dolce.

Città del Teatro

Via Tosco-Romagnola, 656 – Cascina (Pisa)

ore 21:00

  biglietteria@lacittadelteatro.it

 345.8212494

  Biglietteria on line 

Tropicana a Cantù (Como)

 

Tropicana fu hit dell’estate 1983 (insieme all’altrettanto celebre “Vamos a la playa”): nacque quell’anno la parola “tormentone”.
 Ma chi davvero saprebbe dire di cosa parla? Perché nessuno ci ha mai fatto caso?
Tutti l’hanno ballata, nessuno l’ha mai veramente ascoltata. In questo fallimento comunicativo consiste la magia di quest’opera.

A che serve indagare questo brano? In quest’era utilitaristica se qualcosa non serve a niente è inutile, dunque non ha senso. Che senso ha dunque il nostro lavoro di ricerca, il nostro lavoro teatrale e culturale? Se lo chiedono i protagonisti dello spettacolo, che interpretano lo stato dell’arte e il rischio di scomparire, sulle orme della hit omonima del Gruppo Italiano, successo del 1983 che ha sancito lo scioglimento della band.
Un brano in apparenza frivolo e vacanziero, che è in realtà un inquietante grido di denuncia di una società lobotomizzata davanti a uno spot televisivo, inconscia della deriva alle porte.

Su un calypso orecchiabile e ritmato si innesta infatti un testo di tutt’altra natura: la canzone descrive un’apocalisse, alla quale i presenti assistono senza quasi rendersene conto, perché si sentono “come dentro un film” e in televisione sta passando la pubblicità di una bibita: la Tropicana, appunto.

La dimensione ossimorica del brano, basata sul contrasto tra musica e testo, rispecchia la fortuna del brano stesso: dopo aver dominato le classifiche dell’estate 1983, è diventato un brano simbolo passando alla storia come inno alla leggerezza estiva, mentre l’angosciante tematica del testo è passata completamente in secondo piano. Tropicana si lega a un immaginario distorto, sia sul piano pubblico (gli anni ottanta, la decadenza dei costumi, la nascita della televisione berlusconiana, l’inizio dell’ascesa del PSI craxiano, la paura dell’atomica) che su quello privato (Tropicana rappresenta la dimensione della festa costante e quasi obbligatoria, della spensieratezza disimpegnata, del divertimento da villaggio).

La riflessione tocca aspetti come il rapporto tra l’arte e il mercato e la superficialità del pubblico, riflesso di una società distratta dal refrain mellifluo della pubblicità.

un progetto di FRIGOPRODUZIONI
produzione Teatro i – Associazione Culturale Gli Scarti
con Claudia Marsicano, Daniele Turconi, Salvatore Aronica, Francesco Alberici
drammaturgia di Francesco Alberici
creazione collettiva a cura di Francesco Alberici
aiuto regia Daniele Turconi, Claudia Marsicano

Tropicana – 12 gennaio 19 – Cantù

Tropicana fu hit dell’estate 1983 (insieme all’altrettanto celebre “Vamos a la playa”): nacque quell’anno la parola “tormentone”.
 Ma chi davvero saprebbe dire di cosa parla? Perché nessuno ci ha mai fatto caso?
Tutti l’hanno ballata, nessuno l’ha mai veramente ascoltata. In questo fallimento comunicativo consiste la magia di quest’opera.

A che serve indagare questo brano? In quest’era utilitaristica se qualcosa non serve a niente è inutile, dunque non ha senso. Che senso ha dunque il nostro lavoro di ricerca, il nostro lavoro teatrale e culturale? Se lo chiedono i protagonisti dello spettacolo, che interpretano lo stato dell’arte e il rischio di scomparire, sulle orme della hit omonima del Gruppo Italiano, successo del 1983 che ha sancito lo scioglimento della band.
Un brano in apparenza frivolo e vacanziero, che è in realtà un inquietante grido di denuncia di una società lobotomizzata davanti a uno spot televisivo, inconscia della deriva alle porte.

Su un calypso orecchiabile e ritmato si innesta infatti un testo di tutt’altra natura: la canzone descrive un’apocalisse, alla quale i presenti assistono senza quasi rendersene conto, perché si sentono “come dentro un film” e in televisione sta passando la pubblicità di una bibita: la Tropicana, appunto.

La dimensione ossimorica del brano, basata sul contrasto tra musica e testo, rispecchia la fortuna del brano stesso: dopo aver dominato le classifiche dell’estate 1983, è diventato un brano simbolo passando alla storia come inno alla leggerezza estiva, mentre l’angosciante tematica del testo è passata completamente in secondo piano. Tropicana si lega a un immaginario distorto, sia sul piano pubblico (gli anni ottanta, la decadenza dei costumi, la nascita della televisione berlusconiana, l’inizio dell’ascesa del PSI craxiano, la paura dell’atomica) che su quello privato (Tropicana rappresenta la dimensione della festa costante e quasi obbligatoria, della spensieratezza disimpegnata, del divertimento da villaggio).

La riflessione tocca aspetti come il rapporto tra l’arte e il mercato e la superficialità del pubblico, riflesso di una società distratta dal refrain mellifluo della pubblicità.

Lo spettacolo si svolge su diversi piani: da una parte gli attori che, in modo realistico, interpretano i componenti della band; dall’altra gli stessi attori che diventano i protagonisti del testo della canzone; infine il piano metateatrale, in cui man mano si svela al pubblico la finzione, un gioco che tuttavia vira verso una sterile autoreferenzialità in assenza di un collante drammaturgico. Diventa escamotage posticcio dal quale resta fuori qualsiasi coinvolgimento emotivo.

Teatro Comunale San Teodoro

Via Corbetta, 7 – Cantù (CO)

ore 21:00

  info@teatrosanteodoro.it

338 2170275 | 331 9780855

  Biglietteria