Tropicana a Cantù (Como)

 

Tropicana fu hit dell’estate 1983 (insieme all’altrettanto celebre “Vamos a la playa”): nacque quell’anno la parola “tormentone”.
 Ma chi davvero saprebbe dire di cosa parla? Perché nessuno ci ha mai fatto caso?
Tutti l’hanno ballata, nessuno l’ha mai veramente ascoltata. In questo fallimento comunicativo consiste la magia di quest’opera.

A che serve indagare questo brano? In quest’era utilitaristica se qualcosa non serve a niente è inutile, dunque non ha senso. Che senso ha dunque il nostro lavoro di ricerca, il nostro lavoro teatrale e culturale? Se lo chiedono i protagonisti dello spettacolo, che interpretano lo stato dell’arte e il rischio di scomparire, sulle orme della hit omonima del Gruppo Italiano, successo del 1983 che ha sancito lo scioglimento della band.
Un brano in apparenza frivolo e vacanziero, che è in realtà un inquietante grido di denuncia di una società lobotomizzata davanti a uno spot televisivo, inconscia della deriva alle porte.

Su un calypso orecchiabile e ritmato si innesta infatti un testo di tutt’altra natura: la canzone descrive un’apocalisse, alla quale i presenti assistono senza quasi rendersene conto, perché si sentono “come dentro un film” e in televisione sta passando la pubblicità di una bibita: la Tropicana, appunto.

La dimensione ossimorica del brano, basata sul contrasto tra musica e testo, rispecchia la fortuna del brano stesso: dopo aver dominato le classifiche dell’estate 1983, è diventato un brano simbolo passando alla storia come inno alla leggerezza estiva, mentre l’angosciante tematica del testo è passata completamente in secondo piano. Tropicana si lega a un immaginario distorto, sia sul piano pubblico (gli anni ottanta, la decadenza dei costumi, la nascita della televisione berlusconiana, l’inizio dell’ascesa del PSI craxiano, la paura dell’atomica) che su quello privato (Tropicana rappresenta la dimensione della festa costante e quasi obbligatoria, della spensieratezza disimpegnata, del divertimento da villaggio).

La riflessione tocca aspetti come il rapporto tra l’arte e il mercato e la superficialità del pubblico, riflesso di una società distratta dal refrain mellifluo della pubblicità.

un progetto di FRIGOPRODUZIONI
produzione Teatro i – Associazione Culturale Gli Scarti
con Claudia Marsicano, Daniele Turconi, Salvatore Aronica, Francesco Alberici
drammaturgia di Francesco Alberici
creazione collettiva a cura di Francesco Alberici
aiuto regia Daniele Turconi, Claudia Marsicano

Tropicana – 12 gennaio 19 – Cantù

Tropicana fu hit dell’estate 1983 (insieme all’altrettanto celebre “Vamos a la playa”): nacque quell’anno la parola “tormentone”.
 Ma chi davvero saprebbe dire di cosa parla? Perché nessuno ci ha mai fatto caso?
Tutti l’hanno ballata, nessuno l’ha mai veramente ascoltata. In questo fallimento comunicativo consiste la magia di quest’opera.

A che serve indagare questo brano? In quest’era utilitaristica se qualcosa non serve a niente è inutile, dunque non ha senso. Che senso ha dunque il nostro lavoro di ricerca, il nostro lavoro teatrale e culturale? Se lo chiedono i protagonisti dello spettacolo, che interpretano lo stato dell’arte e il rischio di scomparire, sulle orme della hit omonima del Gruppo Italiano, successo del 1983 che ha sancito lo scioglimento della band.
Un brano in apparenza frivolo e vacanziero, che è in realtà un inquietante grido di denuncia di una società lobotomizzata davanti a uno spot televisivo, inconscia della deriva alle porte.

Su un calypso orecchiabile e ritmato si innesta infatti un testo di tutt’altra natura: la canzone descrive un’apocalisse, alla quale i presenti assistono senza quasi rendersene conto, perché si sentono “come dentro un film” e in televisione sta passando la pubblicità di una bibita: la Tropicana, appunto.

La dimensione ossimorica del brano, basata sul contrasto tra musica e testo, rispecchia la fortuna del brano stesso: dopo aver dominato le classifiche dell’estate 1983, è diventato un brano simbolo passando alla storia come inno alla leggerezza estiva, mentre l’angosciante tematica del testo è passata completamente in secondo piano. Tropicana si lega a un immaginario distorto, sia sul piano pubblico (gli anni ottanta, la decadenza dei costumi, la nascita della televisione berlusconiana, l’inizio dell’ascesa del PSI craxiano, la paura dell’atomica) che su quello privato (Tropicana rappresenta la dimensione della festa costante e quasi obbligatoria, della spensieratezza disimpegnata, del divertimento da villaggio).

La riflessione tocca aspetti come il rapporto tra l’arte e il mercato e la superficialità del pubblico, riflesso di una società distratta dal refrain mellifluo della pubblicità.

Lo spettacolo si svolge su diversi piani: da una parte gli attori che, in modo realistico, interpretano i componenti della band; dall’altra gli stessi attori che diventano i protagonisti del testo della canzone; infine il piano metateatrale, in cui man mano si svela al pubblico la finzione, un gioco che tuttavia vira verso una sterile autoreferenzialità in assenza di un collante drammaturgico. Diventa escamotage posticcio dal quale resta fuori qualsiasi coinvolgimento emotivo.

Teatro Comunale San Teodoro

Via Corbetta, 7 – Cantù (CO)

ore 21:00

  info@teatrosanteodoro.it

338 2170275 | 331 9780855

  Biglietteria

Socialmente – 2 marzo – Cantù

Per riflettere sulla nostra identità virtuale…

 

Francesco Alberici e Claudia Marsicano in Socialmente fanno riflettere sull’allucinazione continua in cui viviamo scandita dall’irreale e dal virtuale.

Il principio di realtà è subordinato a un principio di virtualità, che lo influenza e definisce perché l’identità di ciascuno è complementare all’identità virtuale.

Socialmente è uno spettacolo che ha ricevuto grandi apprezzamenti dalla critica, riconoscimenti e premi:

Teatro Comunale San Teodoro

Via Corbetta, 7 – Cantù (CO)
info@teatrosanteodoro.it
338 2170275 | 331 9780855

Biglietteria